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18/05/2011
Ne “Il terrazzino dei gerani timidi” si pensa, si sorride, s’intuisce quanta levitazione interiore ci sia dietro al comico e lo attraversa. D’altronde, il senso dell’opposto genera naturalmente “l’acrobazia della risata” come afferma l’autrice stessa del romanzo. Tra le motivazioni che spingono Anna Marchesini, psicologa, regista e attrice teatrale (alias bambina del racconto) a creare un simile capolavoro di stile, intelligenza e ironia, spicca quella legata al desiderio di “frugare nel corpo in ombra, e lì ritrovare custoditi i segreti e come in quel recinto i pensieri … come dentro i gerani, muti, che avevano tutto visto.” In quel terrazzino, riempito di fiori timidi “per definizione”, la bimba Anna trascorre il suo tempo di meditazione e riflessione: ed è il silenzio, la solitudine, figlie del sogno, a rendere qualcosa di straordinariamente bello e profondo. Lei , come i suoi coetanei, “vive le prime volte”: la sorpresa nasce dall’irruzione della visione della gioia, della natura, del sole, delle paure, della fantasia ch’ella stessa costruisce e queste ultime divengono sepolcri dorati, resi mediante un linguaggio non contemporaneo ma forbìto. E la bimba Marchesini dà sapientemente forma a un qualcosa che le nude parole non potrebbero mai raccontare.
Un enorme gesto di amore per la letteratura da un grande cuore e ineguagliabile genio.
Vera





